Vetrine e Scenografie

Materiali, colori, atmosfere e novità della shopping experience ai tempi della crisi.

Una vetrina è sempre un luogo di seduzione che attira l’attenzione, tenta lo sguardo e stuzzica l’immaginazione. Apre un dialogo fra cose e persone che contribuisce al fascino dei nostri centri storici e rilancia i consumi. Ai tempi in cui la crisi continua a mordere, anche la vetrina è costretta a cambiare, nella forma e nella sostanza.

Oggi i centri delle nostre città d’arte, invidiate in tutto il mondo, sono monopolio delle grandi marche internazionali. Passeggiando per le vie dello shopping di Roma, Firenze, Venezia, ci si imbatte praticamente nella stessa sequenza di vetrine. Il calo dei consumi ha favorito le grandi catene, che portano ovunque gli stessi prodotti e la stessa esperienza d’acquisto, standardizzata e uguale a se stessa praticamente ovunque. Si rischia così di perdere la personalità del negozio, la sua capacità di essere unico, di mettere in vetrina spettacoli emozionanti a beneficio della gente, anche di chi non concluderà mai un acquisto.

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L’arte fa vendere? L’arte in vetrina è provocazione o abile marketing? Cos’è l’arte?

Beh, ne sono state date talmente tante definizioni, a volte anche contradditorie, che è difficile per me anche solo tentare di dare una risposta. Però di una cosa sono sicura: l’arte non lascia indifferenti. A volte fa discutere, a volte lascia a bocca aperta, altre volte è un mistero che seduce, destinato a ritornare alla memoria per tutta la vita. È in ogni caso qualcosa che apre un dialogo con il pubblico. Proprio come una vetrina.

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Nasce a Cesena il negozio temporaneo “Confà”, che porta in centro storico una scelta di proposte commerciali di qualità, offerte allo sguardo dei passanti dalle mie vetrine.

La vetrina è arredo urbano. Non la pongo come domanda, ma come dato di fatto. Non fraintendetemi, non è per difendere la categoria a cui – orgogliosamente – appartengo, ma è perché le vetrine sono senza ombra di dubbio degli attrattori, dei magneti per lo sguardo, piccoli teatri dove mettere in scena spettacoli emozionanti a beneficio della gente.

Chi passeggia volentieri in un centro storico costellato di stinti cartelli “vendesi” e “affittasi”, serrande abbassate, vetri sporchi e spazi desolantemente abbandonati?

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Si moltiplicano le vendite promozionali in vista delle festività natalizie. Come affrontare in vetrina l’inevitabile effetto svalutazione?

La vetrina è un invito, una seduzione che rende invisibile il diaframma fra noi e l’oggetto dei nostri desideri e ci spinge a entrare in negozio a conoscerlo, vederlo da vicino, toccarlo. Ma cosa succede quando l’oggetto dei nostri desideri si deprezza improvvisamente?

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Ecco una domanda antipatica, che sottovaluta in partenza un lavoro importante. La risposta è tutt’altro che scontata.

“Che ci vorrà mai a fare una vetrina!” sento talvolta esclamare o mormorare a mezza voce da qualcuno. Guarda caso, spesso si tratta di negozianti alle cui vetrine non si regala che uno sguardo distratto, una specie di rapido inventario visivo e poi via, verso mete più interessanti.

Ecco, chi sottovaluta la professione di vetrinista sottovaluta il potere di seduzione di una bella vetrina, la sua capacità di attrarre l’attenzione, di tentare l’occhio e stuzzicare l’immaginazione...

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